Educazione focolarina: l'omosessualità

 



Outing
: Dichiarazione pubblica con la quale qualcuno svela l’omosessualità di una persona senza il suo consenso.
Coming out: Dichiarazione pubblica della propria omosessualità.

Diamo alcune definizioni, giusto per avere le idee chiare, in una materia in cui regna un po' di confusione. Non in voi che leggete, ma nel mondo cattolico militante: vi assicuro che, spesso, gruppi e movimenti agguerriti nell'opporsi al cosiddetto "mondo Lgbt+" nascondono una incredibile ignoranza sull'argomento.
In questo post non si farà outing a nessuno: non riveleremo numeri o, tanto meno, nomi di omosessuali tra le fila dei focolarini, e non credo nemmeno che salterà fuori qualcuno a fare coming out; esamineremo, come al solito, le teorie circolanti all'interno del Movimento dei Focolari su cosa sia l'omosessualità. Cercheremo di capire se c'è stata un'evoluzione del pensiero e, soprattutto, se anche tra i Focolari vengono praticate le cosiddette "teorie riparative", finalizzate a "curare" l'omosessualità. Un tema, questo, molto sentito in varie realtà cristiane (se ne volete un esempio, un libro interessante). 

C'è da segnalare un'altra cosa importante: mi è giunta notizia che esiste un gruppo di giovani Lgbt+ all'interno del Movimento dei Focolari, che si incontra periodicamente e partecipa al più ampio Progetto Gionata. Non sono in contatto con loro e, nel caso dovessero leggere, spero che questo post faccia loro piacere, per comprendere il livello da cui siamo partiti (e sul quale, probabilmente, siamo ancora piazzati). 

L'omosessualità nel pensiero cattolico 

Nel 1973 American Psychiatric Association, la principale organizzazione professionale di psichiatri e tirocinanti negli Stati Uniti d'America, e la più grande organizzazione psichiatrica al mondo con i suoi 36.000 membri, ha declassificato l'omosessualità come disturbo mentale.
Il 17 maggio 1990 viene definitivamente eliminata l’omosessualità dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM). Si dovranno poi attendere altri 3 anni, nel 1993, perché l‘Organizzazione Mondiale della Salute decidesse di accettare l’omosessualità come un’assoluta NON malattia psichiatrica(da Wikipedia)

Giorno di lutto, per la cristianità; se i "poverini" non sono più malati, viene meno la possibilità di prendersi cura di loro, nella loro debolezza che li rende così... Così... Fuori luogo? Ricordiamoci che il Concilio Vaticano II è durato dal 1962 al 1965, quindi nel 1973 ci troviamo in pieno periodo post-conciliare, quello che secondo le narrazioni focolarine dovrebbe essere stato una ventata di rivoluzione nella Chiesa; ma la Chiesa, fino agli anni Settanta inoltrati, ha dimostrato un'enorme resistenza ad aggiornarsi, rispetto alle teorie che riguardano la dimensione psichica dell'individuo. Ritroveremo tra poco il nostro mitico Don Gino Rocca: qualche lettore ha mangiato la foglia, e lo stuzzica; non sarà che la Chiesa finirà per fare, rispetto alla sessualità, la stessa figura che fece con la teoria eliocentrica, che è stata accettata alla chetichella nel 1822, togliendo dall'Indice i libri di Galileo, duecento anni dopo il suo processo? Don Gino replica, perentorio: 

Nel nostro caso, invece, si tratta di un problema strettamente morale, cioè del modo in cui la sessualità umana  dovrebbe essere vissuta per essere in armonia con il progetto di Dio e con il suo comandamento dell'amore del prossimo. Al credente, infatti, non può sfuggire che la vita sessuale è uno dei campi in cui viene messo maggiormente in gioco il comandamento evangelico dell'amore di Dio e del prossimo. (Don Gino Rocca, Coscienza, libertà e morale. Risposte ai giovani e agli educatori) 

E invece sfugge proprio a tutti, come possa essere proprio la vita sessuale un campo in cui praticare l'amore a Dio e al prossimo; non dovrebbe, invece, basarsi su istinti e meccanismi interni, che non dipendono dalla volontà dell'individuo? Come al solito, ritroviamo l'ebbrezza focolarina di amare o non amare a comando, sentire o non sentire, l'illusione di piegare la natura alle proprie idealità. 

Tanto vale risalire fino all'epoca dei dinosauri, per comprendere di quale cultura è figlio Don Gino.

Catechismo maggiore di Pio X, 1905

I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio
1. Omicidio volontario;
2. Peccato impuro contro natura;  (ecco l'omosessualità)
3. Oppressione dei poveri;
4. Frode nella mercede agli operai.

Questo catechismo gode di tantissimi nostalgici; aveva proprio "stile" Pio X, ci sapeva fare con le sue domande e risposte, e soprattutto ne aveva una a portata di mano per qualunque cosa. 
Scusatemi, ma non riesco a resistere, senza fare la parodia di quello che scriveva Alessandro Manzoni nei Promessi sposi, parlando delle leggi contro i bravi: 
All’udir parole d’un tanto pontefice, così gagliarde e sicure, e accompagnate da tali ordini, viene una gran voglia di credere che, al solo rimbombo di esse, tutti gli omosessuali siano scomparsi per sempre.
Ma naturalmente no, non è così, arrieccoci tutti qua. Con poche vendette e molte rivendicazioni. 

Congregazione per la dottrina della fede, Persona humana, alcune questioni di etica sessuale, 29 dicembre 1975

Relazioni omosessuali
8. Ai nostri giorni, contro l’insegnamento costante del magistero e il senso morale del popolo cristiano, alcuni, fondandosi su osservazioni di ordine psicologico, hanno cominciato a giudicare con indulgenza, anzi a scusare del tutto, le relazioni omosessuali presso certi soggetti. Essi distinguono - e sembra non senza motivo - tra gli omosessuali la cui tendenza, derivando da falsa educazione, da mancanza di evoluzione sessuale normale, da abitudine contratta, da cattivi esempi o da altre cause analoghe, è transitoria o, almeno, non incurabile, e gli omosessuali che sono definitivamente tali per una specie di istinto innato o di costituzione patologica, giudicata incurabile.
Ora, per ciò che riguarda i soggetti di questa seconda categoria, alcuni concludono che la loro tendenza è a tal punto naturale da dover ritenere che essa giustifichi, in loro, relazioni omosessuali in una sincera comunione di vita e di amore, analoga al matrimonio, in quanto essi si sentono incapaci di sopportare una vita solitaria.
Certo, nell'azione pastorale, questi omosessuali devono essere accolti con comprensione e sostenuti nella speranza di superare le loro difficoltà personali e il loro disadattamento sociale. La loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza; ma non può essere usato nessun metodo pastorale che, ritenendo questi atti conformi alla condizione di quelle persone, accordi loro una giustificazione morale. Secondo l'ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile. Esse sono condannate nella sacra Scrittura come gravi depravazioni e presentate, anzi, come la funesta conseguenza di un rifiuto di Dio.(14) Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualche approvazione.

Il Sant'Uffizio, lasciata in pace Chiara Lubich, vorrebbe correre ad acciuffare gli sciagurati psicologi, americani e profani, che hanno sdoganato l'omosessualità con le loro inutili teorie. Sono passati due anni, ma sappiamo che i nostri se la legano facilmente al dito. Faccio notare la sottigliezza di quel riferimento al "senso morale del popolo cristiano": è un vecchio gioco, che consiste nel far credere che l'omosessualità non sia presente dappertutto, ma solo tra alcune categorie di individui, come le persone ricche, stravaganti, che magari provengono da paesi stranieri (i francesi, gli inglesi, ecc.). La gente comune non pensa nemmeno all'omosessualità, la trova ripugnante e, magari, come accadeva spesso negli anni Settanta, organizza delle belle spedizioni punitive contro i "pederasti" del paese. Se volete leggere un libro interessante a proposito, vi consiglio questo
Altra cosa importante, in questo documento, è la comparsa dei due tipi di omosessualità: quello passeggero, attribuito alle cause più disparate, e quello "incurabile". Come vedremo, ritornerà spesso anche nelle fonti dei Focolari.

Vediamo, per concludere, la descrizione dell'omosessualità nel Catechismo della Chiesa cattolica, 1997:

Castità e omosessualità
2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Nel 1975 un "rifiuto di Dio" aveva avuto la "funesta conseguenza" che a certa gente era caduta addosso l'omosessualità, come direbbe Padre Maronno; ora il pensiero si è evoluto, non sappiamo perché un numero "non trascurabile" di persone sia omosessuale (meravigliosa litote per non dire che sono tante), ma possiamo tornare a ripetere che, poveriiiiiini, soffrono, compatiamoli, trattiamoli con delicatezza, altrimenti si rompono. Probabile che soffrano perché non ne possono più delle offese e dei maltrattamenti subiti ad opera del popolo cristiano e del suo senso morale, ma è più facile credere che siano loro stessi a creare il "disordine". Questo uso della parola "disordine" mi ha sempre fatto pensare alla mia camera disordinata, dov'è tutto all'aria, l'esatto opposto del concetto dell'"azzurro" focolarino, quell'ordine banale e omologante a cui, di sicuro, Chiara Lubich ricondurrebbe anche la sessualità. Ma le persone disordinate, non sono anche le più creative?



Come avrà reagito Chiara, alla lettura di questi documenti della Chiesa? Sicuramente il Catechismo di Pio X, che avrà imparato a memoria nella sua infanzia, esercitava su di lei una profonda impressione, ma sappiamo anche che Dio Amore non gradisce quei toni di vendetta; il documento del 1975, invece, risale al periodo del suo amico papa Paolo VI, a cui è molto legata, e non a caso è quella la descrizione dell'omosessualità a cui sembrerebbe rifarsi il Movimento, ancor più che al Catechismo del 1997. D'altra parte, ricordiamocelo, i discorsi vengono rigovernati, complicati un po' con paroloni più scientifici, ma di fatto lasciati inalterati nella sostanza, e così succederà anche dal '75 al '97, e fino ai giorni attuali. 

Naturalmente Chiara non parla mai di omosessualità in prima persona, come se persino la parola possa contaminare la sua purezza. L'ho sentita dire una volta, con le mie orecchie, che nel mondo d'oggi si diffondono le convivenze, comprese alcune "talmente brutte che non si possono nemmeno nominare". Credo, per esclusione, che non potesse riferirsi ad altro che all'omosessualità. 

Da quando aveva circa dieci anni, (Valentino, un giovane focolarino, N.d.A.) aveva provato desideri omosessuali, ma non li aveva mai assecondati. Quando decise di scegliere una vita di castità pensò che quel capitolo della sua vita fosse chiuso. Ma non lo era! Si sentiva fortemente spinto ad incontrare altri come lui ma, vivendo in un ambiente nel quale il tema del sesso e della sessualità erano tabù e avendo preso, temporaneamente, i voti di castità, era lacerato e confuso. Egli delineò questa situazione ai suoi superiori che gli consigliarono di “amare Gesù abbandonato”. In una visita alla sua “zona”, Chiara Lubich si incontrò privatamente con ogni focolarino per parlare dei loro progressi spirituali. Valentino, convinto che la fondatrice avrebbe avuto la soluzione per il suo problema, decise di sfogarsi con lei. Chiara sembrò essere comprensiva, parlò addirittura delle proprie prove spirituali. Gli disse che egli non poteva fare a meno dei propri sentimenti, ma decise, comunque, che doveva lasciare la “zona”, dove stava da tre anni, e ritornare per un periodo a Loppiano dove avrebbe avuto un aiuto psichiatrico. Fece un unico altro rilievo, che sarebbe però rimasto fissato nella mente del ragazzo per i successivi venti anni. Dette anche severe istruzioni che egli non discutesse del suo “problema” con nessun altro del movimento (questa era la pratica normale) e lo spinse a scriverle in qualsiasi momento. Tenendo in mente la condizione semidivina della fondatrice all’interno del movimento, Valentino fu comprensibilmente incoraggiato e rassicurato. Forse i suoi problemi stavano finendo. (...) Soprattutto Valentino era ossessionato da un rilievo che Chiara gli aveva fatto in quella conversazione di quindici anni prima, quando, dopo avergli assicurato che non avrebbe dovuto biasimarsi per i suoi sentimenti e che non si poteva ritenere responsabile di quella sua tendenza, aveva aggiunto: "Comunque preferirei che ti mettesse sotto una macchina piuttosto che commettessi un atto omosessuale."
Nonostante ogni tentativo e nonostante l’aiuto di un terapeuta, Valentino non riusciva a scrollarsi di dosso l’ossessione di queste parole né l’ordine di non allacciare alcuna relazione. L’unica alternativa era la promiscuità e così nel 1986 Valentino scoprì di essere sieropositivo. (Gordon Urquhart, Le armate del papa

Conosco parecchie madri omofobe, avrebbero detto: "Preferirei FINIRE SOTTO UNA MACCHINA che sapere che hai commesso un atto omosessuale". Ma Chiara Lubich non è la madre di nessuno, tiene questi colloqui per compiacersi di rendere "come sé" i giovani focolarini, rispecchiandosi in loro (non a caso introduce sempre il tema delle prove spirituali, che sono un SUO problema). Quel "preferirei", in prima persona, sposta il problema su di lei e sul suo sentimento: se non ti comporti come sta bene a me, provocherai una ferita alla mia persona "semidivina", e questo merita una condanna a morte. In cambio della confidenza, Valentino deve garantire un legame esclusivo: non parlerà con nessuno, scriverà solamente a lei, che peraltro smetterà subito di seguirlo. A rendere tutto ancora più agghiacciante è il fatto che, in quel periodo, dei giovani popi erano morti proprio a causa di incidenti stradali: nella mente di Chiara, Valentino è intercambiabile con uno di loro; il popo investito è una perdita, ma il popo (ex popo, fa lo stesso) omosessuale anche peggio. Tutti procurano a lei, la leader, dei dolori e dei fallimenti.

Viene da chiedersi se Chiara avesse un'esperienza più diretta dell'omosessualità nell'ambito delle focolarine, magari addirittura nel cerchio delle prime compagne. Ma l'omosessualità femminile rimane sempre nello sfondo, tutto sommato non importa a nessuno; piuttosto, la questione dell'uomo mariano dà adito all'idea che l'omosessuale maschio sia un ottimo candidato alla vocazione del focolarino. Regna una gran confusione tra identità di genere e orientamento sessuale: per un uomo, entrare in un mondo in cui il potere proviene da una donna, ed è modellato su di lei, è una cosa molto più sovversiva e destabilizzante di quanto gli stessi focolarini abbiano compreso. Davvero è la rivoluzione più grande, quella che  meriterebbe di essere studiata: cosa accade quando un uomo si proietta così tanto nella dimensione femminile, attraverso le parole utilizzate, le immagini, e addirittura i comportamenti? Finirà per "femminilizzarsi", "omosessualizzarsi"? Un mondo governato da una donna, purtroppo,  è ancora "un mondo al contrario"; ben lungi dal fondare un nuovo sesso, i focolarini finiscono per scivolare nei peggiori stereotipi, là dove "l'umano" non si lascia "penetrare dal divino". Valentino credeva che perdere se stesso nell'Ideale fosse sufficiente per dimenticare il suo orientamento sessuale, ma non è così. 

Continuiamo vedendo, come al solito, quali sono le "proposte concrete", "frutto di Gesù in mezzo", per curare... Beh, diciamo "per vedere in unità" il problema dell'omosessualità. Giusto per usare il lessico focolarino. 


"Traviamento, abitudine contratta e cattivi esempi"

Nella tua adolescenza hai incrociato un cattivo maestro? Un "pederasta", un corruttore, uno che ti ha fatto da nave scuola, facendoti venire voglia di diventare omosessuale? Oppure ti ha violentato? E' colpa sua, se non lo avessi conosciuto ora non avresti questo problema; però è anche colpa tua (persino nel caso della violenza? Per alcuni sì, purtroppo), perché ti è piaciuto e lo vuoi ripetere. Maria Goretti si è fatta uccidere, piuttosto che perdere la sua purezza, tu cosa ci fai, ancora in giro? Come avrete capito, nessuno ha le idee chiare sulla differenza tra relazioni consenzienti, tra persone mature, e la pedofilia. 
Torniamo alle disavventure di Valentino:

Fu mandato da uno psichiatra di fiducia del movimento: la cattiva notizia fu che Valentino era ammalato, la buona che poteva essere curato. Il dottore fece risalire il suo “problema” al fatto che era stato “disturbato” quando era adolescente e il trattamento raccomandato fu drastico: la “cura del sonno”. Per un periodo di alcuni mesi doveva prendere sonniferi per la notte, alzarsi la mattina, fare colazione e poi prendere un’altra dose di pillole e dormire tutto il giorno. La teoria era che il sonno avrebbe cancellato i ricordi infantili e con essi le “tendenze” omosessuali. Iniziò così un doloroso e costoso pellegrinaggio di venti anni da uno psichiatra all’altro alla ricerca di una cura. Quando la “cura del sonno” non ottenne risultati, Valentino fu mandato da altri psichiatri compreso uno che aveva curato la stessa Chiara Lubich. I problemi però si aggravarono e basta ed egli cominciò a soffrire di depressione. Sopraffatto da paure irrazionali, credeva perfino di essere posseduto dal demonio. Il superiore dei focolarini in quel periodo, Giorgio Marchetti, conosciuto nel movimento come Fede, decise che siccome Valentino non faceva nessun progresso, doveva essere rimandato alla sua “zona” di origine, in Sudamerica. Valentino restò di sasso di fronte alla compiaciuta e condiscendente osservazione di congedo di Fede: “Beh, abbiamo fatto tutto il possibile per te”. Egli non ritornò alla propria città, ma andò ad abitare in un’altra vicina, dove non visse all’interno della comunità del Focolare ma come focolarino esterno. Il Focolare gli fornì una sistemazione in un appartamento in comune con un altro “esterno” e continuò a pagare l’aiuto psichiatrico che aveva lo scopo di “curare” la sua omosessualità. Ora che non viveva più a tempo pieno in un ambiente del movimento poté fare i suoi primi incontri sessuali. Il focolarino sacerdote che guidava la “zona” disse che gli incontri casuali potevano essere perdonati, ma che egli non avrebbe dovuto in nessun modo impegnarsi in un rapporto, poiché ciò avrebbe reso permanente il suo peccato. anche giunto il momento di dare una svolta alla sua omosessualità poiché, dopo anni di psicoterapia, la famosa “cura” era ancora da trovare.  (Gordon Urquhart, Le armate del papa) 

Abbiamo scoperto come va a finire questa storia. "Disturbato nell'adolescenza" (o infanzia? Nemmeno è chiara la distinzione) significa che qualcuno ha attaccato a Valentino il virus dell'omosessualità; chissà che, dormendo, il nostro si dimentichi tutto. Dove avranno pescato questa fantomatica cura del sonno? Ci meravigliamo tutti che non funzioni, ma forse è il primo psicologo ad avere formulato una diagnosi errata; si credeva che Valentino potesse essere curato, e invece...

...OMOSESSUALE INGUARIBILE. COLPEVOLE O NO?

Gli psicologi distinguono tra due categorie di omosessuali. La prima è costituita dagli “omosessuali occasionali”, il cui comportamento, come lascia capire la parola, deriva da una educazione errata, da abitudini contratte, da cattivi esempi, da influssi ideologici, oppure dall’ambiente esterno (collegi, caserme, carceri, ecc.). Essendo legata a condizioni esterne, può essere curata abbastanza facilmente. La seconda categoria, invece- “omosessuali esclusivi”- è costituita da quelle persone che sono “fissate” in questa loro tendenza, la quale risalirebbe ad una specie di istinto innato o ad una costituzione patologica. Essendo legata a condizionamenti interni assai profondi, è giudicata dagli esperti “inguaribile”, nel senso che la guarigione è molto più difficile, ma non impossibile. La maggioranza degli psichiatri delle scuole psicoanalitiche ritiene che questa seconda forma sia una proprietà acquisita durante la prima infanzia, un arresto dello sviluppo, spesso causato da un rapporto disturbato con i genitori (soprattutto madre) e figlio. Con questo non escludono un certo condizionamento biologico. Comunque, gli esperti in genere ritengono che il comportamento omosessuale soggiace sempre, anche se in misura variabile, alla sua responsabilità morale (…) Non si dovranno condannare quelle persone come se fossero tutte gravemente colpevoli davanti a Dio; ma nemmeno passare sopra, o addirittura giustificarle, come se tale comportamento dovesse essere considerato in loro un fatto del tutto normale. (Don Gino Rocca, Coscienza, libertà e morale, 1990)

Che s'ha da fa', Don Gino, con questi omosessuali inguaribili? Una sfilza di puntate di "Forum", per decretare se sono tutti colpevoli. Ho voluto evidenziarvi gli svariati motivi per cui la gente si fa venire il pallino dell'omosessualità; non so chi, in Italia, abbia mai educato i suoi figli a divenire omosessuali, ma in compenso abbiamo scoperto perché nei seminari c'è aria di frociaggine (per fare una citazione d'autore): colpa dell'ambiente chiuso! I numerosi psichiatri, psicoanalisti ed esperti sui cui si appoggia Don Gino non saranno sicuramente americani, dato che loro già 1973 avevano smesso di considerare l'omosessualità una malattia; ma dove li avrà trovati? 

In un'altra domanda, Don Gino Rocca "valuta"(sue testuali parole) l'omosessualità con una dissertazione che mi colpisce molto.

Dio ha creato l’uomo non maschio soltanto o femmina soltanto, ma maschio e femmina distintamente, perché fossero un dono l’uno per l’altro, come un faccia a faccia. L’uomo e la donna sono chiamati a realizzare se stessi stabilendo e approfondendo il dialogo voluto tra loro dal creatore. (…) Ora, il rapporto omosessuale è radicalmente privo, anzi contraddice a queste due componenti essenziali dell’amore-dialogo voluto da Dio. Non può essere procreativo (…) Ma non può essere nemmeno unitivo; manca quell’alterità, quale è voluta dal piano di Dio. Manca il dialogo nel senso profondo del termine. Se si guarda il bene, a livello psicologico, in ultima analisi l’omosessuale cerca nel partner l’immagine di se stesso. Del resto, questo viene confermato dai limiti seri che, secondo le osservazioni degli esperti, caratterizzano l’amicizia omosessuale.

Se volete sapere chi sono questi esperti che hanno scandagliato a fondo le amicizie omosessuali, Don Gino cita F. Bersini e X.Thévenot (almeno lui non è stato tradotto in italiano). Ma direi che sarebbe bastato farsi un giro per Loppiano, per condurre un’indagine più approfondita.
Avete capito che tipo è, questo Dio creatore? L’uomo e la donna devono essere in qualche modo, sotto sotto, contrapposti, devono soffrire nello stare insieme per la loro diversità; ed infatti suona ironico che proprio Don Rocca insista tanto sul “dialogo”, un concetto che Chiara, Peppuccio, Coda e molti altri hanno sempre tentato di superare, approdando alle famose “dinamiche trinitarie”. Il dualismo uomo-donna svaluta la coppia, ma serve comunque per condannare l’omosessualità: gli unici che si salvano, tanto per cambiare, sono i nostri super-vergini “cristiani etiam mariani”. “Cerca nel partner l’immagine di se stesso”: non vi sembra un ritratto di Chiara e della sua spiritualità?

Anche quando è difficile e doloroso

… Vorrei aprire un discorso per il quale occorrerebbe almeno un libro: l’omosessualità. Lo vorrei fare in punta di piedi, cosciente del tanto rumore che si fa sull’argomento oggi (almeno in Occidente) e delle situazioni personali che ho conosciuto e che mi hanno portato a capire, a lottare, a soffrire, a pregare con chi vive in questa situazione. Prima di tutto un suggerimento per tutti: non date retta alle cose che si sentono sui giornali, TV, internet, o testi pseudoscientifici. Se in passato stupidi pregiudizi avevano portato a una discriminazione crudele delle persone omosessuali, oggi si vuole a tutti i costi presentare l’omosessualità come una delle possibili varianti della sessualità (e questo sotto la spinta di una visione molto parziale della persona e di enormi interessi economici). (Francesco Châtel, Creati in dono. Crescere in armonia con se stessi e con gli altri, Città Nuova 2003)

Sentite ancora gli echi del 1975? I testi "pseudoscientifici", in realtà, sono proprio quelli scientifici, che hanno pacificamente attestato che l'omosessualità è proprio "una delle possibili varianti della sessualità" non solo umana, ma anche di altre specie animali. Ma si tratta di un complotto! L'omosessualità alimenta gli interessi economici: per qualche strana via, nel mondo cattolico si è diffusa l'idea che gli omosessuali comprino di più (è il famoso pregiudizio che gli omosessuali sono ricchi, tutti dei dandy come Oscar Wilde), e che quindi il capitalismo si sia messo ad "omosessualizzare" la gente. Tanto l'omosessualità si pratica anche per moda, no? I focolarini, con la loro campagna contro il consumismo, sono in prima linea. Francesco Chatel sta parlando ad un pubblico di giovani tra i diciotto e i trent'anni; giovani che, come leggerete ora, vivono "in un modo diverso", ovvero vivono nel pianeta a parte dell'Ideale:

(…) Se conosco una persona omosessuale che chiede il mio parere, devo, ovviamente, fare come con chiunque viva in un modo diverso dal mio (sia etero che omosessuale) e cioè offrire il mio modo di vedere la persona. Lo farò in modo più o meno esplicito, a seconda del rapporto che ho costruito con questa persona, cercando sempre di capirla e di offrire le mie esperienze solo per amore, senza alcun giudizio; ma neanche con l’ingenua giustificazione del suo modo di vivere. Se poi quella persona vorrà in qualche modo essere aiutata a capire meglio la sua situazione, è meglio consigliare qualche esperto sicuro (chiedendo a persone che condividano il progetto di persona in cui crediamo) che la accompagnerà meglio di voi. 

E' esilarante il modo in cui Chatel parla dell'omosessualità, come di qualcosa di completamente estraneo ai gen, il caso di un loro amico o compagno di studi, con il quale si trovano ad intrattenere il classico "non dialogo" focolarino del "farsi uno" (ti ascolto, ma poi alla fine ti annuncio il nostro Verbo di Dio). Non lo sfiora l'idea che i gen che lo ascoltano possano essere loro stessi persone omosessuali? E non sa forse che molti focolarini e focolarine lo sono? 

I focolarini praticano le teorie riparative? Nulla di troppo faticoso, come al solito; non si aprono cliniche come in America, ma si va sull' "esperto sicuro": lo psicologo del Movimento che, in sostanza, cura con l'Ideale di Chiara Lubich. 

Nell’attuale situazione di grande pubblicizzazione dell’omosessualità e in un mondo in cui spesso non è facile sentirsi bene, accettati e sicuri di sé, può capitare a chiunque di sentire una qualche attrattiva omosessuale. Spesso sono pensieri o sensazioni che passano velocemente, ma che potrebbero lasciare in noi dubbi o timori. Può anche essere successo che uno abbia avuto, non per sua libera scelta, rapporti omosessuali di vario tipo, che possono accentuare dubbi e incertezze. Ci sono poi altri che, dopo un cammino di ricerca, spesso solitario, si convincono di avere una tendenza omosessuale e, essendo cristiani, si domandano come faranno a realizzarsi nella vita. Forse qualcuno sarà già passato dalla semplice tendenza all’avere rapporti omosessuali e si trova in una situazione di continua tensione tra quanto vorrebbe vivere e un impulso che sembra ormai incontrollabile. E tutto questo con un inimmaginabile senso di solitudine, di dolore, di colpa, di rabbia, di incertezza per il futuro (…) La mia esperienza con vari amici è stata di scoprire che si tratta solo di un fantasma cresciuto nella solitudine e che è svanito alla luce del dialogo e dell’ascolto profondo; altre volte, che era una tendenza omosessuale, ma non impediva di potersi realizzare come persona e di poter donare tanto al mondo. 

Avete avuto rapporti omosessuali non per vostra libera scelta, e vi hanno lasciato qualche dubbio ed incertezza? Ma questo si chiama "stupro", andate dai Carabinieri a denunciare! Giusto per dire il livello di confusione che sono in grado di produrre i focolarini, incapaci persino di inquadrare l'idea del "libero consenso" all'atto sessuale.
Per quanto riguarda la "cura" dell'omosessualità, mi pare di percepire un sistema truffaldino: a qualunque ragazzo in crisi si presenti, l'esperto diagnosticherà, immancabilmente, l'omosessualità di tipo uno, quella solo transitoria. E' un tuo fantasma, una moda, hai sentito pubblicizzare l'omosessualità nel tuo paese occidentale, ti sei convinto da solo, ma io ti dimostro che invece non lo sei. E così te ne puoi andare in pace in focolare, o a contrarre un matrimonio che si rivelerà poi un disastro. Quando e se il giovane si renderà conto che non funziona così, che le chiacchiere non possono mistificare il nostro vero orientamento, allora la diagnosi cambierà, evidentemente, in "omosessuale incurabile", invitato ad abbracciare la croce di questa dolorosa iattura. Rabbia, solitudine, depressione? E a chi non verrebbero, a sentirsi trattare così? Invece il pensiero cattolico rovescia tutto sull'omosessualità, che sarebbe di per sé una "passione triste": è lei la portatrice di malinconia, e speriamo di non trovare qualcuno (ce ne sono anche nel Movimento) convinto che l'omosessualità sia un influsso del Demonio.


"Un rapporto disturbato con i genitori (soprattutto madre)"

... E’ molto importante che la madre accetti il sesso del bambino, qualunque esso sia dopo la nascita. Non deve soltanto volerlo, ma volerlo maschio se nasce maschio, e volerlo femmina se nasce femmina. (…) L’educazione sessuale comincia prima dalla nascita e dimostra quanto è importante il modo con cui si attende il bambino. (Gabriella Bruno, Giovani e sesso, in AA VV, I giovani e il mondo d'oggi, Città Nuova 1971)

Sono tornate le perle di De Moal, lanciato da Gabriella Bruno; come quelle donne incinte che hanno le "voglie" di strani alimenti, così la madre snaturata che vorrebbe una figlia femmina, ma partorisce un maschio, lo "effemmina" e lo rende un omosessuale. L'ho condivisa solo per il folklore? In realtà no; come sappiamo, i focolarini si rivolgono solamente ad esperti di loro fiducia, quindi la teoria freudiana del complesso di Edipo viene da loro snobbata (immaginate Chiara che legge del prode tebano che uccide il padre, e... Ooooh!), e sperimentano sempre nuove teorie per attribuire la colpa dell' "anomalia" ai genitori, e, nello specifico, alle madri. 

Già nell’utero materno l’essere umano è dotato di una certa sensibilità e di una certa vita psichica. Per questa ragione, se i genitori (in particolare la madre) non dovessero accettare il sesso del nascituro, potrebbero esserci ripercussioni sullo sviluppo della sua sessualità. Dopo la nascita, poi, lo sviluppo dell’identità sessuale è molto influenzato dai rapporti affettivi che il bambino stabilisce con i genitori e dall’armonia presente tra loro; per questo è molto importante che nessun genitore prevalga sull’altro. In particolare, il bambino struttura la propria personalità e la propria identità sessuale ispirandosi al genitore del proprio sesso, per cui è essenziale che egli abbia con lui un buon rapporto. L’altro genitore deve fare di tutto per facilitare tale rapporto, sapendo anche mettersi da parte al momento opportuno. Scrive un esperto che il bambino ha bisogno di ricevere dal genitore del suo stesso sesso quelle che egli chiama le tre A: affetto, attenzione, approvazione (cioè valorizzazione di tutto ciò che di buono il figlio fa). Rapporti affettivi difficili con i genitori, particolarmente negli anni dell’infanzia, possono determinare una confusione sulla propria identità sessuale. Al momento della pubertà, insieme alla comparsa dei caratteri secondari, nasce anche una spinta sessuale che non sempre, né subito, è orientata decisamente verso una persona dell’altro sesso; ciò nella maggior parte dei casi avviene gradatamente. Se non si tiene conto di questo, alcuni giovani si trovano a vivere questa fase di ricerca della propria identità sessuale (che sarebbe destinata a evolvere positivamente), se “etichettati” come omosessuali potrebbero venire quasi spinti sulla via dell’omosessualità. Il periodo adolescenziale è molto delicato. Occorre sostenere, incoraggiare la creatività del ragazzo, la sua originalità e unicità, aiutarlo ad essere se stesso; ma contemporaneamente evitare la proposta di modelli sessuali ambigui che, in questo periodo di strutturazione dell’identità sessuale, possono essere deleteri. (Maria e Raimondo Scotto, Uomo donna, collana Passaparola Famiglia, supplemento di Città Nuova 20/2011)

Avete letto bene: siamo nel 2011 e gli Scotto ancora terrorizzano i genitori con l'idea del figlio che si è identificato con quello sbagliato dei due. "Mettersi da parte al momento opportuno": ve lo vedete, il genitore focolarino che abdica alle sue responsabilità per mandare avanti il partner, a cavarsela con i figli che sono del suo stesso sesso. E continua a prosperare l'idea sbagliata che l'omosessuale è una "mezza femmina" e la lesbica un "mezzo maschio". Figuriamoci se provassimo ad affrontare la transessualità: forse i nostri direbbero che, ad un certo punto, il padre è partito per i congressi a Castelgandolfo, non potendo più fungere da modello, e c'è stata una disforia di genere. 

Mi ricordo una canzone che ripeteva "C'è una via, è la strada di Maria". Ebbene, c'è un'altra via: è la strada dell'omosessualità, e gli Scotto temono che ci finiate per colpa di amici, parenti, tv e quant'altro. Meglio insistere per levare quell'etichetta illusoria, dissolvere quell'impressione fugatile dell'adolescenza;  allora sorge il sospetto che molti matrimoni abbiano una funzione di "chiodo scaccia chiodo", sono la terapia riparativa o, piuttosto, l'illusoria copertura.

Ricordo che ha suscitato una certa ilarità l'articolo del blog Inciampo Carapace dedicato all'esperienza di "Nessuno solo", gruppo di supporto a tema tenuto proprio dagli Scotto (direi ottimo, viste le idee pregresse)... Per accompagnare le famiglie dei Focolari che hanno figli Lgbt+. Non per le persone Lgbt+, ma per quei poveretti dei loro genitori, che si sono ritrovati ad avere generato degli esseri "dall'orientamento non conforme". Non conforme a che cosa? Sicuramente alle aspettative che Chiara aveva messo in testa alle coppie, a partire dagli anni '70: se vivrete l'Ideale, che è il Vangelo, i vostri figli saranno uomini nuovi, lo possiederanno innato, saranno Vangeli viventi. E invece guarda qui: la Lubich li butterebbe tutti sotto una macchina, i vostri figli omosessuali, cos'avete combinato?

Prima di giudicare, vi consiglio di leggere bene la testimonianza di Chiara e Paolo, provando ad incrociarla con I figli non sono bambolotti, L'educazione sessuale, La mamma di Bari  e via dicendo. E' interessante  la prima reazione di Chiara, nel ricevere il coming out del figlio Emanuele: il suo tentativo di difesa è convincerlo che si stia sbagliando, come le hanno insegnato. Ma Emanuele non cede: si è deciso a parlare dopo avere maturato delle esperienze, è sicuro di ciò che vive. 

Mi sgorgarono dal cuore queste parole: «Emanuele, io ti voglio un gran bene così come sei!» e lo ringraziai per avermi comunicato una cosa così intima e importante.

Questa è la reazione spontanea, effettiva di Chiara, guidata dall'amore; ma nelle ore successive riaffiorano il pensiero di Chiara Lubich, dell'Ideale, i mille condizionamenti che la portano ai sensi di colpa:

Perché proprio mio figlio? Dove avevamo sbagliato? Che cosa era andato storto? Ero confusa, stordita, preoccupata e piangevo…Quando finalmente andai a letto, pregai Dio chiedendo a Lui la grazia di darmi la Luce, per trovare, in quello che allora mi sembrava un dolore, il Suo Amore di Padre. E la Luce pian piano sembrava arrivare, prima un lumicino, poi, via via sempre più luminosa: se io avevo sempre pensato che i figli fossero un dono di Dio, allora Emanuele è certamente, così come lo sono le altre tre mie figlie, un dono di Dio, e i doni di Dio sono doni d’Amore!! 

Chiara sa benissimo che Emanuele è un dono d'amore, lo ha detto lei stessa, ma ora ha bisogno di una catena di sillogismi per confermarselo, arrivando a parificarlo di nuovo alle tre figlie "normali". 

Cominciai a documentarmi su quello che diceva la Chiesa, il catechismo e mi sentii morire: c’erano tante parole brutte, “contro” e c’erano le parole “atti intrinsecamente disordinati”. Certo, erano cose che sapevo in teoria, ma pensarle riferite a mio figlio… non era possibile, come potevano essere vere? Era un dolore insopportabile, io lo conoscevo bene, era un bravissimo ragazzo! 

Viene difficile credere che Chiara non abbia mai letto quelle brutte parole contro, è ovvio che il suo senso di fallimento deriva proprio da lì; addirittura arriva a pensare ai discorsi della gente dei tempi di Gesù:

«Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco? Rispose Gesù: né lui, né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio» e la Luce si fece luminosa e abbagliante! 

Paolo, il marito, continua ad immaginare che sia la società fuori ad emarginare Emanuele, quando in realtà lui sembra essere il più sereno di tutti, essendosi inserito proprio in quella società "del mondo", quando si è allontanato dal Movimento per vivere con i nonni e studiare a Milano. Incominciamo a pensare che, in effetti, sono i genitori, e non lui, ad avere bisogno di un gruppo di sostegno. D'altronde, se i due coniugi hanno letto gli stessi discorsi che ci hanno accompagnato finora, è soprattutto la madre a doversi sentire colpevole, mentre il padre si mette da parte e si occupa delle relazioni con il mondo esterno; insomma, anche nel dolore sincero sembra che i due siano stati costretti a recitare le solite parti. 

Persino Gesù si era cappottato, ai suoi tempi, nel sentire le idee antidiluviane dei suoi concittadini; nel frattempo qualcosa dev'essere andato storto, ma finalmente ce l'hanno fatta anche i nostri: 

Abbiamo anche capito una cosa molto importante da sapere: essere omosessuali non è una scelta, nemmeno una patologia psicologica, è un modo di essere che non si può cambiare. Non c’è niente di storto, di nessuno è la colpa.

"Un modo di essere": mi sembra una bella definizione. 


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