Possiamo considerare l'ambiente di culto come un sistema di socializzazione, che è molto più influente sui bambini rispetto agli adulti. In una situazione familiare tradizionale, i genitori, i figli, i fratelli, la famiglia allargata e gli amici esistono all'interno e accettano la società più ampia, che consiste di individui nelle scuole, nel sistema giuridico e politico, nella sfera economica e così via.
I culti spesso tendono a isolarsi psicologicamente o fisicamente o entrambi, e si sforzano di esercitare un controllo così totale sulla vita dei membri che il culto diventa esso stesso la società per i suoi membri. Questa tendenza verso il totalismo è particolarmente significativa per i bambini cresciuti nel culto. A differenza degli adulti che sono coinvolti in un gruppo coercitivo, un bambino non ha identità o esperienza precultista. Il mondo cultuale pervade l’esperienza e la percezione di un bambino durante i momenti critici nella crescita e nello sviluppo del cervello, quando si stanno formando percorsi neurali, l’identità sviluppata e una visione del mondo stabilita come ambiente sicuro o ostile. (Ashley Allen, Impatto sui bambini nati o cresciuti in un gruppo a deriva settaria, in loritatinelli.it)
Un ottimo articolo dal blog della psicologa Lorita Tinelli, che da tempo dedica il suo lavoro alle tecniche di manipolazione presenti in qualsiasi gruppo a deriva settaria. Sono discorsi applicabili anche ai movimenti ecclesiali, Focolari inclusi? Assolutamente sì, anzi, il caso dei Focolari è tra i più emblematici, proprio per le caratteristiche peculiari della leader Chiara Lubich.
I culti minano il legame genitore-figlio erodendo l'autorità genitoriale ed elevando i leader come figure di attaccamento primarie, lasciando i figli emotivamente disorientati e dipendenti dal gruppo. (Ibid.)
Abbiamo già parlato di una Chiara Lubich che con la sua fotografia è presente in casa nei primi anni di vita dei bambini, abbiamo visto come il gioco, dimensione fondamentale citata anche dalla Allen, sia impostato dalla Lubich come occasione primaria per l'adescamento dei bambini; di tutto questo, come dicevamo, non importa fondamentalmente a nessuno, perché i bisogni dei bambini, in un gruppo settario, sono decisamente nel fondo della lista...
... Se non fosse che, tra membri del Movimenti dei Focolari e reduci, si sente spesso rimpallare una questione: "non ci sono più giovani". Già, pare che l'età media nel Movimento sia sempre più elevata. E allora, che fare? Come vedete, si tratta di un bisogno del Movimento, quello di rimpinguare le proprie fila per continuare a vivere, e solo allora i "giovani" (osservare il concetto suggestivo di "gioventù" evocato dal termine, tipico del gergo focolarino) tornano ad essere importanti, anzi "protagonisti", giusto per passare da un estremo all'altro.
Ma come mai è accaduto questo? Forse noi più di ogni altro possiamo essere d'aiuto: facciamo un po' di conti con la demografia.
I primi gen che hanno seguito Chiara con entusiasmo, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, sono nati all'incirca negli anni Cinquanta, in Italia nel pieno boom economico, e sono la maggioranza della popolazione in buona parte delle nazioni europee. Basta vedere il video di un incontro qualsiasi per capire che loro ci sono ancora, e in parecchi. Si direbbero anche, ad andare a spulciare i curricula, coloro che occupano i posti di dirigenza del Centro di Roma. E allora chi manca? I ventenni? In realtà si fanno ancora incontri per giovani, come il Gen Fest; si fanno ancora incontri di formazione anche per adolescenti, ma forse sono troppo estemporanei, forse i numeri dei partecipanti non sono ritenuti soddisfacenti.
Ve lo dico io, chi manca. Mancano i figli dei gen boomer: i figli di coloro che non sono andati in focolare e che hanno messo su famiglie numerose tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta; insomma, la cosiddetta "generazione X". Questi famosi "figli di" sono quelli che hanno conosciuto solamente il Movimento come punto di riferimento famigliare e culturale e, a loro volta, sono cresciuti generando degli altri figli, che potrebbero essere i gen3 ed i gen4 dell'attualità. Diciamoci la verità: per quanto funzionino i movimenti "a largo raggio", come Ragazzi per l'Unità e Giovani per un Mondo Unito, la vera provenienza di ragazzi e giovani nel Movimento è sempre stata dalle famiglie già inserite. E dove sono finiti, allora, i figli e i nipoti dei gen? Se lo sono mai chiesti, anzi: gliel'hanno mai chiesto?
Si è verificato un esodo di massa non appena i figli sono approdati all'età adulta.
I membri di seconda generazione lasciano gruppi ad alta domanda in uno dei tre modi:
- se ne vanno da soli senza la loro famiglia,
- partono con la loro famiglia (volontariamente o involontariamente a causa dell'età),
- oppure sono costretti dal gruppo ad andarsene (Ashley Allen, Ibid.)
E possiamo dire che, nel nostro caso, il primo fenomeno è quello più diffuso: i figli se ne sono andati, lasciando i genitori nel Movimento. E' straordinaria la definizione "ad alta domanda": cos'è stato chiesto a questi ragazzi? Forse troppo? Forse l' "alta domanda" non ha fornito loro le risposte?
PARLATENE CON ME/CON NOI
Colleghiamoci alla foto: i giovani di cui stiamo parlando sono proprio quelli che alla Gmg del 2000, la mitica Tor Vergata, avevano circa vent'anni. Ed erano presenti agli eventi ecclesiali di tutti gli anni Novanta ed anche di quelli a seguire, senza parlare dei grandi raduni organizzati dal Movimento dei Focolari in prima persona, come i vari Gen Fest e Supercongresso. Com'è possibile che simili esperienze, definite toccanti, arricchenti, appassionanti, non abbiano lasciato in loro una fedeltà duratura? Anche i loro padri e madri hanno iniziato spesso da un Gen Fest, e da quella prima esperienza insuperabile non si sono mai fermati.
Si possono percorrere due strade: quella del "tradimento dei padri", ovvero l'indagine sugli abusi e sulle figure oscure dei leader, ed è un percorso che riprendiamo continuamente; oppure lo spostamento dell'attenzione, per una volta tanto, dai cacciatori alle "vittime", cercando di esplorare il mondo dei "figli di" per capire quale sia stato il loro effettivo vissuto.
Dirò già che questa seconda strada è estremamente ardua da percorrere, perché la prima caratteristica di un figlio di è la volontà di sparire. La generazione di donne e uomini che facevano parte delle mie unità gen ha lasciato il Movimento, i rapporti tra noi sono estremamente rarefatti e si limitano ad aggiornamenti generali su lavoro e famiglia. Le relazioni con i genitori sono genericamente buone, ma non comprendono più il Movimento; i giudizi sono prudenti, come filtrati. Insomma, un figlio vuole solo andarsene e tentare di convincersi che il sogno di Chiara, appunto, fosse solo un sogno da cui è riuscito finalmente a svegliarsi. E i genitori? Loro dormono ancora? Sono presi dall'incantesimo e non si risveglieranno mai?
Io sono un'eccezione, come si sarà già capito: da quando ho conosciuto i Focolari non ho mai voluto smettere di indagare. Dov'erano finiti i miei genitori e, di conseguenza, noi figli? Ho tentato di capirlo, a volte sottraendomi, altre volte invece partecipando il più possibile, e quelli che leggete sono i miei tentativi di fare un resoconto. Perché l'esperienza dei "Gen X", una delle più intense all'interno dell'Opera di Maria, li ha portati a lasciare?
1) Disagio famigliare
Ne abbiamo parlato soprattutto qui: all'interno del gruppo Focolari, la parificazione di tutti a discepoli dell'unico "Gesù maestro" ha portato ad una perdita di ruolo da parte del genitore, con una serie di disagi famigliari che è difficile quantificare. Meriterebbe davvero un'indagine approfondita di chi ha competenze superiori alle mie: trascuratezza dei minori, anaffettività, sensi di colpa, figure genitoriali prive di autorevolezza; ma anche storie di genitori eccessivamente rigidi e controllanti, abusivi verbalmente, se non fisicamente, mancanza di dialogo, tendenza a sfogare sui figli le frustrazioni accumulate nei gruppi degli adulti, ripetizione in casa delle stesse tecniche di manipolazione utilizzate in focolare... Ho sentito di tutto, ed ho avuto, in generale, l'impressione che il modello offerto dalla coppia genitoriale non sia stato, per me e i miei amici, un modello convincente e così attraente da suscitare il desiderio di riprodurlo.
Insomma: "I miei genitori sono bravissimi, fanno cose importantissime, ma non voglio diventare come loro."
Qui lo sventurato tema di Gesù Maestro applicato alla famiglia, e qui la dimostrazione che ne viene fatto ancora ampio uso per la formazione pedagogica nei Focolari.
2) La formazione tossica di Chiara Lubich
Non so che programma si svolga oggi agli incontri gen: di sicuro un "programma" c'è, perché nella visione di Chiara ogni cosa dev'essere programmata. Sicuramente ad un certo punto del discorso si parlerà di lei, si vedranno dei video e si ascolteranno le mitologiche bobine. Ma tutto ciò, avverrà, suppongo, attraverso una rete di mediatori e di mediazioni, che renderanno il suo messaggio più adatto alla comunicazione di oggi.
Nulla di tutto questo per noi Gen X: abbiamo beneficiato della formazione direttamente da Chiara Lubich, in persona. Era lei che stabiliva, nei minimi dettagli, che cosa dell'esoterico Ideale potessimo sapere e che cosa, assolutamente, dovessimo assorbire fin dalla prima infanzia. E come è stata questa formazione? Direi traumatizzante.
Nei primi anni '70 Chiara aveva seguito quasi giornalmente il movimento gen, iniziando a differenziarlo per fasce d'età e, di conseguenza, ha prodotto una serie di materiali che noi utilizzavamo pedissequamente almeno vent'anni dopo, in una società completamente cambiata. Ma Chiara era Chiara, chi mai avrebbe osato contraddirla? Il suo Ideale era "verbo di Dio", quindi doveva andare per forza bene per tutti e soprattutto per tutte le generazioni. Chiara ne era convintissima: l'anima dei bambini va trattata come quella degli adulti. Sappiamo bene che non funziona proprio così.
QUAND'ERO GEN 4
La prima volta che ho partecipato ad un incontro Gen4 dovevo avere quattro, al massimo cinque anni. "Dove mi stai portando?" continuavo a ripetere a mia madre che guidava e sorrideva, e le sue risposte erano estremamente vaghe: "Andiamo in un posto dove ci sono tanti altri bambini" o qualcosa di simile. Per motivi caratteriali odiavo essere circondata da tanti bambini, e quando arrivai li vidi intenti a giocare nel giardino di un asilo, quindi proprio nel momento meno favorevole. Sembravano tutti felici, c'erano ragazze svolgevano la funzione di animatrici e li invitavano a fare una serie di giochi e coreografie che dovevano avere imparato in altri contesti, legati al mondo degli scout o della parrocchia.
Il mio primo impatto con i Focolari fu questa canzone, accompagnata ad una danza:
L'anaconda è un serpente
Che ti avvolge lentamente
Se ti avvolge l'anaconda
La tua vita è più gioconda.
Così, a ripetizione ad oltranza, e ad ogni strofa i partecipanti, in fila indiana come il "trenino", accoglievano tra loro un nuovo bambino; per un po' fui agganciata anch'io, anche se tentai abilmente di staccarmi dopo poche strofe.
"Se ti avvolge l'anaconda la tua vita è più gioconda": non saprei dare una definizione migliore dell'adesione ad un movimento. Io sapevo già, all'epoca, che l'anaconda era un constrictor, e che l'abbraccio lento delle sue spire portava alla morte, ma il testo della canzone riferiva esattamente il contrario, parlava di piacere e di divertimento.
Nel complesso non era male: i bambini venivano educati alla gentilezza verso gli altri e alla mondialità. Ma quello che mi lasciava perplessa è "penso subito a Gesù" e "faccio tutto per Gesù": mi sembrava ossessivo, avere il pensiero di Gesù in testa in continuazione.
L'ultima canzone contiene già il programma ideologico: la visione di Chiara sul Movimento è quella di un albero nel quale, senza possibilità di scampo, i gen4 devono svolgere la funzione delle gemmoline. I rami, le foglie... Erano altre branche dell'Opera, e non serve dire chi fosse la radice. La necessità che ciascuno sia fermo nel proprio ruolo, senza troppa iniziativa, è alla base della formazione del Movimento e, già allora, ci vedeva piuttosto recalcitranti e perplessi.
QUAND'ERO GEN 3
L'arrivo nel mondo gen 3 è stato quanto meno burrascoso: non avevo scelto io di lasciare un gruppo di amichette con cui mi trovavo bene, ma era la mia età a proiettarmi in un nuovo ambiente, con nuove assistenti gen e un approccio completamente diverso. Ancora più urtante: Chiara, in quel periodo, tentava in ogni modo di coinvolgere gli adolescenti con lo slogan "una generazione di santi", dove essere santo implicava il protagonismo, l'esuberanza, l'attitudine a mettersi in mostra e a fare proselitismo con gli amici. Tutto quello che creava in me disagio, e vi assicuro che non ero l'unica. Esisteva, sotto la solita patina dell'"amore verso tutti", un meccanismo premiale molto preciso, che mandava avanti le ragazzine che sapevano/volevano "buttarsi" ad essere più in vista delle altre, e un'emarginazione di coloro che, come me, erano più timide. Perché continuavamo a rimanere? Perché eravamo "figlie di", e i nostri genitori, francamente, non avrebbero saputo dove mandarci.
Esisteva, come se non bastasse, il movimento Ragazzi per l'Unità, dove le cose sembravano andare ancora peggio: i ragazzi "esterni" erano soprattutto gli amici delle "supergen" e andavano serviti e riveriti, a differenza di chi, come me, non contava quasi nulla. Le assistenti e gli assistenti gen 3 erano focolarine/i più o meno simpatici, ma avevano un turn over piuttosto preoccupante, e sembravano incapaci di seguire tutti, senza perdere di vista qualcuno.
Sinceramente, nella mia beata ingenuità, non ho mai pensato all'evidenza: Gen 3 e Ragazzi per l'unità erano già, in previsione, dei serbatoi di futuri focolarine/i. Quindi tanto valeva selezionare chi rispondeva al profilo della "piccola Chiara", secondo i criteri rigidi stabiliti dall'alto. In un'età delicatissima, tutte le inclinazioni tipiche delle ragazze e dei ragazzi venivano maneggiate per arrivare a quel fine, o altrimenti ignorate.
L'ultimo testo era la canzone inno del Supercongresso 1992, il primo per il movimento a largo raggio Ragazzi per l'Unità. E si può notare la mancanza di riferimenti espliciti a Chiara e a Gesù, che però sono sostituiti da espressioni evocative che, come risultato, sono ancora più esoteriche. Cosa significa "rosso di fuoco"? E l'Unico amico che "brucia il dolore"? Solamente i gen potevano capire il vero significato del testo, ma ciò nonostante tutti i ragazzini invitati si lasciavano trasportare dal ritornello, da quella "terra nuova" meravigliosa e priva di conflitti che ci attendeva, se il mondo fosse diventato "come noi". Ma era proprio così? Già il solo fatto che alcuni gen fossero stati coinvolti per mesi nella preparazione del Supercongresso, ed altri invece esclusi solamente perché non avevano avuto la possibilità di partecipare, la dice lunga sulla fantomatica assenza di conflitti che, in teoria, avrebbe dovuto caratterizzare la nostra comunità.
"Non eravate chiamati"
La soluzione più semplice con cui la generazione Gen originaria ha sempre liquidato la scomparsa dei Gen X figli di, è un rassegnato e consolatorio ragionamento: evidentemente il buon Dio ha scelto e chiamato ad uno ad uno loro, che erano adolescenti "figli di nessuno" e pronti a divenire figli di Chiara, mentre non ha dato la stessa vocazione ai ragazzi nati all'interno delle famiglie dell'Opera. A qualcuno sì e a molti altri no la chiamata, come statisticamente accade nella vita consacrata.
Un ottimo viatico, questo discorso, per espellere dalla setta i dissidenti, ma che stranamente non suonava positivo alle nostre orecchie. Non ci volevano, anziché trattenerci? Non era una bella notizia. Era in contrasto con quella "terra nuova", con la promessa che, in teoria, la spiritualità di Chiara fosse per tutti, destinata a cambiare il mondo. Com'era che adesso, per motivi neanche troppo chiari, noi venivamo lasciati "liberi" di non partecipare?
Ho trovato un interessante post di Mario Ponta, anche lui fuoriuscito dai Focolari, che descrive il fenomeno dal punto di vista dell'assistente gen. Un assistente dei migliori, che sa reagire nel modo corretto e prendersi realmente cura dei propri gen. Ciò nonostante, anche nel discorso dell'assistente Mario (chiamiamolo così) rimangono alcune questioni aperte.
Possibile che si tratti solo di ribellione adolescenziale? Chiara ha sempre insistito nel dire che l'anima non ha età, e che la "programmazione" dei bambini (ne trovate traccia nei link che ho allegato) sarebbe durata per sempre, se fossero nati nel contesto dell'Ideale, "verbo di Dio". Ridurre tutto ad una fase passeggera significa sottovalutare la portata della crisi, nell'attesa che passi e che i ragazzi scalmanati ritornino. E invece non siamo tornati. Anzi, smentiamo un luogo comune: nell'adolescenza la maggior parte dei ragazzi era Gen X e pure Gen Z, hanno lasciato il Movimento venendo a contatto con il mondo adulto. Perché?
Il "valore della libertà" è predicato correttamente da Mario, ma non praticato all'interno del Movimento. Se, nelle dinamiche interne, la sottomissione a Chiara e l'annullamento per amore si contrappongono alla sterminata libertà che c'è fuori, il contrasto per il giovane può essere troppo brutale, portandolo a vivere un profondissimo disagio, se non lo sdoppiamento della personalità. Per Chiara Lubich la libertà è fare il bene indicato da lei, non fare qualsiasi cosa, e cercarvi possibilmente il bene. Molti gen ribelli sono creature anfibie, contese tra due mondi, quello in cui sono senza faccia, come i disegnini di Gerta, e quello sconosciuto ai loro genitori, in cui dovrebbero, finalmente, metterci la faccia. E che faccia è?
Il fatto che i genitori lascino i figli liberi di frequentare altri gruppi, diversi da Gen, non è scontato. Innanzitutto questi figli sono stati allevati con immensa fatica, e soprattutto con immense responsabilizzazioni e sensi di colpa, per farli diventare "figli di Chiara", ovvero di qualcun altro, in una perfetta ottica della Desolata. Non si sa nemmeno quantificare quanto siano stati desiderati con sano egoismo di coppia, e quanto programmati da genitori presi dall'entusiasmo di fare famiglia per seguire Chiara, per imitare Igino Giordani e le fantastiche famiglie focolare del Centro dell'Opera. E i risultati quali sono? Dei mediocri adolescenti da cedere alla parrocchia? E chi ci seguirà, un domani?
Il genitore ha strutturato a tal punto la propria famiglia intorno al gruppo Focolari che l'uscita di uno dei suoi membri, e per di più in età minorile, quando è ancora bisognoso di cure, produce inevitabilmente delle crepe. E' più facile che i figli se ne vadano quando i legami si allentano ed hanno finalmente la possibilità di creare la propria famiglia.
Qui scatta anche il discorso dell'eredità spirituale, che per Chiara si riassumeva nella preoccupazione: "Gen, non toccate il bambino", dove il bambino era il suo Movimento. Chissà perché, proprio noi dovevamo essere quelli a rischio di rovinarlo operando chissà quali modifiche, e non gli esaltati che ci avevano preceduto; e non capiva, la poveretta, che i bambini che si trovava di fronte eravamo noi, noi quelli che non avrebbero voluto essere toccati, nel senso di usati ed abusati, quelli a cui non importava nulla della sua bandiera, del suo albero dalle gemmoline nuove. Eravamo lì perché ci aveva promesso una terra nuova; nonostante tutto, la cercavamo ancora.
Infine, l'assistente Mario scopre quella che definisce "insicurezza" degli adolescenti. Alla proposta di lasciare Gen3, perché non realmente "chiamati", i suoi assistiti gli rispondono "Cosa fanno gli altri del gruppo?" Aldilà del famoso conformismo adolescenziale, abbiamo qui una dimostrazione del potentissimo spirito di fratellanza alternativo a Chiara che noi Gen X abbiamo sperimentato. Creavamo noi tra di noi delle unioni salde che duravano nel tempo: per semplice amicizia, ovviamente, e soprattutto perché nessun altro fuori dalla setta ci poteva capire. C'erano gruppi di gen che erano venuti su insieme perché i genitori, sempre impegnati negli incontri, li radunavano a turno nella casa dell'uno o dell'altro, mentre una coppia faceva baby sitting per tutti; ovvio che i loro legami, alla faccia della vocazione, fossero saldissimi. E molto chiusi al mondo esterno, ostili ad altri bambini gen di altre cerchie. Ora, gli adulti venivano a chiederci di rinunciare anche a quello?
Mi rivolgerei a tutti gli ex gen che dicono: ho lasciato, ma ricordo che abbiamo vissuto delle belle esperienze insieme. Ne siete così sicuri? E allora perché ve ne siete andati? Non è che per caso avete condiviso, invece, il disagio del disadattamento? Una serie di traumi così profondi da non essere ancora elaborati, ma che ci hanno reso fratelli per sempre?
Conosci qualcuno che è stato Gen X (anni '80) o Gen Z (anni '90-2000)? Prova a chiedergli perché se n'è andato e perché, secondo lui, non ci sono più giovani nel Movimento dei Focolari.
POST SCRIPTUM
.... Ecco a cosa non eravamo chiamati: gli orrori della formazione Gen
Si può sapere perché, nei disegni di Gerta, i personaggi buoni NON HANNO LA FACCIA? Già solo questo bastava a traumatizzare!
Non parliamo poi dell'ossessione per l'uomo vecchio: grazie, Chiara, all'idea che dentro di me abitassero due uomini, mi sono aperta al gender fluid fin dalla prima infanzia. Devo ammettere, però, che il tizio dell'accidia mi stava simpatico: quello era uno stoico, Chiara non capiva che preferiva morire, piuttosto che alzarsi dal divano, per ribellione titanica all'Ente supremo. Come noi, insomma.
Qui di male in peggio: se ancora non credete che la nostra formazione fosse tossica, tocchiamo le vette con i dieci comandamenti e le relative trasgressioni.
Se i buoni sono sempre senza faccia, i cattivi sono brutti, appunto, come il peccato. Però intanto ne hanno una.
Immaginate che cosa dev'essere, per un ragazzo che manifesta i primi dubbi di fede, sentirsi dire che l'ateismo è un peccato mortale, e vedere così elencati tutti i comportamenti ribelli praticati dai suoi coetanei. Immaginate che cos'è per i bambini più piccoli questa criminalizzazione degli "idoletti", in una totale, ignorante incomprensione della psiche infantile. La tendenza dei culti ad isolare dal mondo esterno, di fronte ad una predicazione così radicale, operava inevitabilmente.
Ma quello che trovo incredibile è la demonizzazione del suicidio (immagine agghiacciante), considerando i tanti, tragici casi che si sono verificati anche nel Movimento. Dove sarebbe l'amore? Qui manca persino la pietà che si deve ai defunti, persino la più elementare forma di empatia. Chiara è molto più preoccupata per il "sacrilegio" di fare la comunione senza essersi confessati (e l'immagine è una delle più inquietanti della serie), a riprova del suo scollamento totale dalla realtà. E non ha nessuna empatia nemmeno nell'immaginare la situazione del divorzio, per quanto la fa facile.
Perché ai primi gen, l'età dei nostri genitori, questa roba era piaciuta tanto e a noi molto di meno? Probabilmente perché perché era estrema, esagerata, "troppo" di tutto, e così totalitaria da non lasciare libero alcuno spazio di rischio personale. La stessa Chiara invitava le unità gen a chiudersi, anche in modo esoterico, per lasciare trasparire ai coetanei soltanto la superficie, quel tipico entusiasmo amoroso dei focolarini, che sarebbe dovuto bastare a convertire tutti.
Ma nella nostra esperienza diretta non era così, forse perché noi stessi abbisognavamo di un altro amore, meno iperbolico ma concreto, realmente empatico e realmente non giudicante. Tutto ciò che Chiara Lubich non sapeva essere. Insomma: focolarini, ispiratevi pure a lei, se ancora lo volete, ma non toccate i bambini, quelli veri.




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